Che macchina espresso serve per il caffè specialty

Un portafiltro da 58 mm coricato sul piano con il caffè dosato dentro, e accanto un bicchiere di espresso appena estratto

Per far uscire quello che uno specialty ha dentro, una macchina espresso deve tenere ferma la temperatura, montare un portafiltro da 58 millimetri con cestelli non pressurizzati, e bagnare il caffè piano prima di spingere. Sono queste tre cose a decidere la tazza, molto più della lista di funzioni sulla scatola. Con qualche centinaio di euro si arriva a una macchina onesta che estrae bene se hai pazienza, mentre il salto vero, temperatura stabile e vapore sempre pronto, sta parecchio più in alto: qui sotto trovi le fasce, dichiarate come ordini di grandezza.

Questa era la risposta corta. Quella lunga parte da una scena che forse conosci: hai comprato del caffè che sulla carta è eccellente, l'hai macinato, e quello che è uscito dalla tua macchina somiglia a quello del supermercato. Da lì nasce il dubbio vero, cioè se il problema sia la macchina oppure tu, e soprattutto cosa guardare quando tutte le schede tecniche ripetono le stesse parole.

Di macchine ne vendiamo una sola, ed è di fascia alta, quindi leggici sapendo da che parte stiamo. Proprio per questo la sezione più importante di questa pagina è quella in cui ti diciamo di spostare i soldi da un'altra parte.

Perché lo stesso caffè in due macchine diverse sa di due cose diverse

Il mestiere di una macchina espresso è tenere ferme tre grandezze mentre l'acqua attraversa il caffè: temperatura, pressione e tempo. Quando una delle tre balla, la prima cosa che sparisce dalla tazza è la parte fragile, cioè l'acidità viva, i profumi, quella dolcezza che ti aveva colpito quando hai assaggiato lo stesso caffè fatto da qualcun altro. Quello che resta è la struttura, e la struttura da sola sa di caffè generico.

C'è un motivo per cui la miscela del supermercato in quelle stesse condizioni se la cava meglio: è tostata scura proprio per sopravvivere a macchine che non tengono niente fermo, a dosi approssimative e a macinature sbagliate. Uno specialty viene tostato in chiaro per restare leggibile, e quella corazza non ce l'ha. Ti dà molto di più quando le condizioni sono giuste, e ti perdona molto meno quando non lo sono. Se vuoi la fisica dietro tutto questo, sta nella guida completa all'estrazione del caffè.

La temperatura è la prima cosa da guardare

Un paio di gradi di scarto cambiano la tazza, e chi assaggia due estrazioni in fila fatte a temperature diverse lo riconosce senza sforzo: più in basso escono acidità e note verdi, più in alto arrivano legno e amaro secco. La domanda giusta da fare a una macchina quindi non è quanto scalda, ma quanto resta ferma mentre la usi, e per quante tazze di seguito.

La differenza la fanno due cose. La prima è la massa: un gruppo di erogazione pesante e una caldaia in acciaio accumulano calore e lo restituiscono senza sbalzi, mentre un blocco leggero si raffredda appena passa l'acqua. La seconda è il controllo, e la sigla che cerchi è PID, un regolatore che tiene la temperatura entro una finestra stretta invece di lasciare che il termostato salga e scenda a onde. Una macchina con caldaia in acciaio e PID, anche in fascia media, ti dà una cosa preziosissima quando stai imparando: se cambi qualcosa e la tazza cambia, sai che è merito tuo.

Caldaia unica, scambiatore o doppia caldaia: quale serve a te

La caldaia unica fa due mestieri con lo stesso serbatoio d'acqua, il caffè intorno ai novanta gradi e il vapore molto più su, quindi ogni volta che passi dall'uno all'altro devi aspettare che cambi temperatura. Se bevi espresso e il cappuccino è un'eccezione della domenica, è una soluzione onesta che costa poco.

Lo scambiatore di calore tiene una sola caldaia alla temperatura del vapore, con dentro un tubo in cui l'acqua del caffè si scalda mentre lo attraversa: vapore e caffè insieme, senza attese. Il prezzo da pagare è che la temperatura di erogazione dipende da quanto tempo è passato dall'ultimo caffè, e per riportarla al punto giusto si fa scorrere un po' d'acqua prima di estrarre. Si impara in una settimana, ma è un gesto in più tutti i giorni.

La doppia caldaia mette due serbatoi separati, uno per il caffè e uno per il vapore, ciascuno alla sua temperatura e con il suo controllo. Estrai e monti il latte nello stesso momento, la quarta tazza esce come la prima, e non devi compensare niente con la manualità. È anche il punto in cui il prezzo fa il salto più grosso, e vale la pena chiedersi onestamente quante volte alla settimana userai davvero quel vantaggio.

Il portafiltro da 58 mm, e perché conta anche fra dieci anni

Cinquantotto millimetri è la misura del mondo professionale, e la sua importanza sta quasi tutta in quello che ci gira intorno. Cestelli di precisione, tamper, distributori, docce di ricambio: sono tutti pensati per quel diametro, si trovano ovunque e costano poco, il che significa che puoi migliorare la tua estrazione cambiando un cestello da quaranta euro invece della macchina. Vuol dire anche che fra dieci anni i ricambi esisteranno ancora.

Esistono macchine con portafiltri da 51 o 54 millimetri, e alcune lavorano bene: quello che cambia è l'ecosistema intorno, molto più stretto. Un secondo dettaglio da guardare è il peso del portafiltro: quelli leggeri e cromati sottili si raffreddano fra un caffè e l'altro e portano quella instabilità dritta nel cestello.

Che cos'è la pre-infusione, e quando si sente

Pre-infusione vuol dire bagnare il caffè a bassa pressione per qualche secondo prima di andare a piena pressione. Serve perché un disco di caffè asciutto e compresso, colpito subito a nove bar, si comporta come un terreno secco sotto il temporale: l'acqua trova le vie più facili e le allarga, passando in mezzo invece che attraverso, e quella parte di caffè che non ha mai incontrato l'acqua resta nel cestello mentre il resto viene spremuto troppo. Bagnandolo piano il disco si inumidisce in modo uniforme e l'estrazione parte insieme.

Si sente soprattutto sui caffè chiari e sulle macinature fini, cioè esattamente il territorio dello specialty. Può arrivare in modi diversi, da una camera meccanica, da una gestione elettronica della pompa o dalla semplice caduta d'acqua nei gruppi di derivazione professionale, e ai fini della tazza conta che ci sia, non come è fatta.

Perché capsule, cialde e cestelli pressurizzati escono dalla partita

Con le capsule e le cialde il caffè è già macinato e dosato da settimane o da mesi, e la macinatura è la leva più potente che hai: cederla vuol dire rinunciare a governare l'estrazione, qualunque cosa faccia la macchina a valle. Il caffè in capsula esiste anche buono, semplicemente gioca un altro gioco.

Il cestello pressurizzato merita una riga in più perché è dentro moltissime macchine di fascia bassa e quasi nessuno lo dice. Ha un foro solo, molto piccolo, e crea la crema forzando l'acqua all'uscita invece che attraverso il caffè: il risultato assomiglia a un espresso anche quando la macinatura è sbagliata. È una funzione nata per perdonare, e perdona appiattendo, il che la rende il modo più efficace per non accorgersi mai di quello che c'era dentro quel sacchetto. Se la tua macchina ne ha uno, prima di cambiarla prova a comprare il cestello non pressurizzato corrispondente: costa poco e a volte è tutto quello che mancava.

Il macinacaffè viene prima della macchina

Qui arriva la parte che non ci conviene, e la scriviamo mentre vendiamo una macchina da 3.700 euro. Se hai mille euro in totale per il tuo angolo caffè, ne ottieni molto di più mettendone seicento nel macinacaffè e quattrocento in una macchina onesta, che facendo il contrario. Il motivo è che una macchina ferma e precisa estrae con precisione quello che le dai: se i granelli sono irregolari, quella precisione la usa per riprodurre lo stesso difetto ogni mattina.

Nell'altro verso funziona: un macinacaffè che macina fine e regolare mette una macchina modesta nelle condizioni di dare il suo massimo, e quel massimo è sorprendentemente alto. Come si sceglie l'abbiamo scritto in come scegliere il macinacaffè, insieme al perché le macine battono le lame. Se invece dopo aver letto tutto questo ti accorgi che quello che ami è la tazza grande e profumata del filtro, la spesa cambia parecchio: la differenza fra espresso e caffè filtro è la lettura da fare prima di ordinare qualunque cosa.

La macchina che teniamo noi, e per chi ha senso

Nella nostra selezione di macchine ce n'è una sola, e non fingiamo di avere un catalogo che non abbiamo. È La Marzocco Linea Micra, 3.700 euro nelle otto finiture colorate e 3.490 nella versione Acciaio: doppia caldaia separata in acciaio con controllo PID, la piccola da 0,25 litri per il caffè e quella da 1,6 litri per il vapore, portafiltro da 58 millimetri, serbatoio da 2 litri, 19 chili su 29 centimetri di larghezza. È la macchina che La Marzocco ha disegnato per la casa partendo da quelle da bar, ed è fascia alta dichiarata.

Ha senso per chi beve espresso tutti i giorni, macina al momento, fa cappuccini per davvero e ha voglia di imparare a usarla. Ha molto meno senso per chi vuole un caffè solo al mattino in novanta secondi, o per chi non ha in cucina un posto fisso dove lasciarla accesa. Prezzo, differenze fra le finiture e la domanda sull'usato stanno tutte nella guida alla Linea Micra, compresi i casi in cui l'usato è la scelta giusta.

Domande e risposte

Serve per forza una macchina costosa per bere caffè specialty?

No. Serve una macchina che tenga ferma la temperatura e che ti lasci usare un cestello vero, più un macinacaffè all'altezza. Con quattrocento euro di macchina e seicento di macinacaffè si beve meglio che con la divisione opposta, ed è la prima cosa che diciamo a chi ce lo chiede al banco.

Che differenza c'è fra scambiatore di calore e doppia caldaia?

Lo scambiatore usa una caldaia sola alla temperatura del vapore e scalda l'acqua del caffè mentre passa in un tubo, quindi ti dà caffè e vapore insieme al prezzo di dover far scorrere un po' d'acqua per riportare la temperatura al punto giusto. La doppia caldaia tiene due serbatoi separati con due controlli, resta stabile senza compensazioni da parte tua, e costa parecchio di più.

Il portafiltro da 58 mm è indispensabile?

Indispensabile no, molto comodo sì. È lo standard professionale, quindi cestelli, tamper e accessori si trovano ovunque e a poco, e i ricambi ci saranno anche fra dieci anni. Le misure più piccole funzionano, con molta meno scelta intorno.

Posso preparare un caffè specialty con una macchina a capsule?

Puoi bere ottimo caffè, e non stai facendo la stessa cosa. La capsula contiene un macinato deciso e dosato tempo prima, quindi la leva che conta di più, la macinatura fresca e regolabile, resta fuori dalle tue mani.

Al banco di Albenga tostiamo davanti a chi entra, e la domanda che ci arriva più spesso resta questa. La risposta onesta è che la macchina fa una parte del lavoro, importante ma minore di quanto racconti il suo prezzo: il resto lo fanno la macinatura fresca e un caffè tostato pensando alla tazza in cui finirà, come i blend che costruiamo per l'espresso.

La Linea Micra sul nostro shop: se la fascia alta è dove vuoi arrivare, quella è la macchina che abbiamo scelto di tenere.