Quale bevanda vegetale scegliere per il cappuccino

Bevanda vegetale versata da un lattiera d'acciaio dentro un cappuccino, con il disegno che si apre sulla crema

Sulla confezione di una bevanda vegetale la parola barista descrive una ricetta, non uno slogan, e la ricetta si legge nell'elenco degli ingredienti: proteine e grassi dosati per costruire la schiuma, un correttore di acidità che tiene insieme la bevanda quando incontra l'espresso, uno stabilizzante che impedisce alla parte grassa di andarsene per conto suo. È per questo che una barista monta e regge il calore mentre la stessa marca in versione da tavola fa bolle grosse e si smonta prima che il cappuccino arrivi al tavolo.

Per il cappuccino a casa, la risposta corta è questa: l'avena è la più facile e la più vicina al latte intero, con 3 grammi di grassi ogni 100 millilitri e una dolcezza che accompagna il caffè invece di coprirlo; la soia è quella che monta con più struttura, perché ha 3 grammi di proteine e la schiuma la fanno le proteine; la mandorla alleggerisce e lascia il caffè in primo piano; il cocco porta la tazza verso il tropicale, e va scelto sapendo che dentro c'è anche una parte di soia.

Le teniamo tutte e quattro sullo shop, quindi leggici pure con la mano sul portafoglio. Proprio per questo qui sotto trovi anche la parte che non ci conviene, e cioè che se col latte vaccino stai benissimo e quello che cerchi è il cappuccino come lo fa il bar, il vaccino intero resta la strada più facile e la più economica.

Cosa vuol dire davvero la parola barista sulla confezione

La schiuma del cappuccino nasce da due materiali che lavorano insieme: le proteine, che si dispongono intorno alle bollicine d'aria e le tengono ferme, e i grassi, che danno alla schiuma quella consistenza densa e lucida che al banco chiamiamo microfoam. Il latte vaccino intero li ha entrambi e in buona proporzione, ed è il motivo per cui monta anche in mano a chi non ha mai visto una lancia a vapore. Una bevanda vegetale da tavola nasce invece per essere bevuta fredda dal bicchiere, e in quella ricetta proteine e grassi stanno dove servono al gusto, senza nessun riguardo per la schiuma.

Le versioni barista sono la stessa materia prima riformulata per la tazza calda, e le differenze si vedono leggendo l'etichetta. Nell'avena, che di suo porta pochissime proteine (0,8 grammi per 100 millilitri), la schiuma la costruiscono l'olio di girasole e delle proteine di pisello aggiunte apposta, con 3 grammi di grassi che danno il corpo. Nella soia le proteine ci sono già, 3 grammi per 100 millilitri, ed è la ragione storica per cui la soia è la vegetale che monta meglio da sempre. Nella mandorla, dove sia le proteine sia i grassi restano bassi (0,5 e 1,2 grammi), il lavoro lo fanno soprattutto gli stabilizzanti, gomma di gellano e gomma di guar. E il cocco, che da solo non monterebbe mai, tiene dentro anche una parte di soia decorticata, il 2,9 per cento della ricetta.

Poi c'è l'ingrediente che nessuno guarda e che invece decide se il cappuccino arriva intero al tavolo: i fosfati di potassio, indicati in etichetta come correttori di acidità. Ci sono in tutte e quattro, e servono a una cosa sola, cioè a impedire che la bevanda si accorga dell'acidità dell'espresso.

Perché una bevanda vegetale si separa a contatto con l'espresso

Un espresso ben fatto è una bevanda acida, con un pH che sta intorno a 5, e le proteine vegetali hanno un punto preciso, chiamato punto isoelettrico, in cui perdono la carica elettrica che le tiene lontane le une dalle altre e cominciano ad attaccarsi fra loro. Per le proteine della soia quel punto cade fra 4 e 5, cioè esattamente dove le porta il caffè, e il calore accelera tutto il processo: ecco perché i fiocchi compaiono nell'istante in cui la bevanda tocca l'espresso, e non un minuto dopo.

I correttori di acidità delle versioni barista lavorano da tampone e tengono il pH lontano da quella zona, ed è il motivo per cui una barista sopporta il caffè mentre la stessa bevanda da tavola si straccia. Restano tre accortezze che valgono anche con la bevanda giusta in mano. La prima è montare e versare subito, perché una bevanda appena uscita dal frigo che incontra un espresso ormai freddo è la combinazione peggiore possibile. La seconda è fermarsi intorno ai 65 gradi, che oltre quella soglia le proteine si rovinano comunque e la schiuma collassa. La terza riguarda il caffè: se la separazione si ripete con ogni marca che provi, prova a cambiare tostatura, perché un caffè molto chiaro e molto acido è il più difficile da tenere insieme.

Avena, soia, mandorla e cocco: come si comporta ognuna in tazza

Avena

È la scelta che sbaglia meno, e infatti è quella che nei bar specialty ha vinto negli ultimi anni. La bevanda all'avena in versione barista, 2,89 euro il litro da noi, monta in una crema densa e stabile, porta una dolcezza naturale che ricorda i cereali e lascia al caffè lo spazio per farsi sentire. In tazza fa un cappuccino rotondo, con quella patina lucida che regge il disegno, e perdona parecchio anche a chi sta imparando a usare la lancia.

Soia

È la più tecnica delle quattro e la più economica, 2,49 euro il litro. La soia barista monta con struttura e tiene la schiuma a lungo, perché quelle proteine fanno esattamente il lavoro per cui sono lì, e il gusto resta neutro abbastanza da non interferire con il caffè. È anche la più suscettibile all'acidità, quindi vale la pena montarla e versarla senza indugi, ma quando le cose vanno come devono è la vegetale con cui il latte art viene più pulito.

Mandorla

La mandorla barista, 2,89 euro il litro, è la più leggera e la meno invadente sul piano del corpo, e porta in tazza una nota tostata che con un caffè cioccolatoso sta benissimo. La schiuma è più sottile e più fragile di quella dell'avena, quindi conviene servirla appena fatta invece di lasciarla riposare nel bricco. È la scelta di chi vuole sentire il caffè in primo piano, con il latte che fa da fondale invece che da protagonista.

Cocco

Il cocco barista costa 2,79 euro il litro ed è il più caratterizzato dei quattro: sposta la tazza verso il dolce e il tropicale, e con un caffè che ha già note di frutta gialla o di miele costruisce qualcosa che somiglia più a un dessert che a una colazione. Funziona bene finché resta una scelta consapevole, perché è anche quello che stanca prima se lo bevi tutte le mattine. Da sapere prima di comprarlo: contiene soia, quindi non è una via d'uscita per chi la soia deve evitarla.

Le stesse quattro bevande cambiano anche un'altra tazza che facciamo al banco, e ne abbiamo scritto nella guida al matcha latte fatto bene, dove le proporzioni e gli equilibri si spostano parecchio. Sullo shop le trovi tutte e quattro insieme.

Come si monta una vegetale senza rovinarla

Con la lancia a vapore il gesto è lo stesso del latte, con un margine di errore più stretto. Si riempie il bricco freddo fino a un terzo, si tiene la punta appena sotto la superficie per i primi secondi (quel sibilo è l'aria che entra), poi si affonda e si fa girare il liquido su se stesso finché il bricco non scotta al punto che non riesci più a tenerci la mano sopra per tre secondi: siamo intorno ai 65 gradi, e per la mandorla conviene fermarsi qualche grado prima. Poi si batte il fondo del bricco sul piano e si ruota per chiudere le bolle grosse.

Senza lancia si arriva vicino lo stesso. Un frullino elettrico da latte fa un lavoro onesto se la bevanda è già calda, e in mancanza di tutto la si scalda in un pentolino, si versa in un barattolo con il tappo, si scuote una ventina di secondi e si batte il fondo sul piano. L'unica cosa che non funziona mai è rimontare una schiuma già collassata: una vegetale che si è raffreddata non torna indietro, e conviene ricominciare da capo con del prodotto nuovo.

Quando il latte vaccino resta la strada giusta

Questa è la parte che non ci conviene scrivere, e la scriviamo lo stesso. Se il lattosio non ti dà problemi, se non hai fatto una scelta etica in proposito e se quello che vuoi è il cappuccino identico a quello del bar, il latte vaccino intero costa meno di tutte e quattro queste bevande, monta più facilmente, perdona gli errori di temperatura e ha una parte grassa che il caffè lo arrotonda invece di doverlo assecondare. Nessuna vegetale, per quanto ben formulata, replica esattamente quel risultato.

Le vegetali si scelgono per un motivo preciso, e i motivi buoni sono tre: chi il lattosio non lo tollera, chi ha deciso di stare lontano dai derivati animali, e chi semplicemente preferisce quel gusto. Se ti riconosci in uno dei tre, tutto quello che c'è scritto sopra serve a farle funzionare al meglio invece di subirle. Se non ti riconosci in nessuno, il tuo cappuccino ce l'hai già, e i tuoi soldi stanno meglio dentro un caffè migliore.

Domande e risposte

Qual è la bevanda vegetale migliore per il cappuccino?

Per chi comincia, l'avena in versione barista: ha abbastanza grassi da fare una schiuma densa e una dolcezza che sta bene con il caffè senza coprirlo. Se ti interessa soprattutto la tenuta della schiuma, e magari ti stai allenando con il latte art, la soia monta con più struttura grazie alle sue proteine.

Perché la bevanda alla soia si separa nel caffè?

Perché l'espresso è acido, con un pH intorno a 5, e le proteine della soia in quella zona perdono la carica che le tiene disperse e si aggregano fra loro, con il calore che accelera tutto. Le versioni barista contengono correttori di acidità che fanno da tampone, e sono la ragione per cui reggono dove la stessa bevanda da tavola si straccia.

La versione barista è davvero diversa da quella normale?

Sì, e la differenza si legge in etichetta: proteine e grassi dosati per la schiuma, correttori di acidità, stabilizzanti. È lo stesso ingrediente di partenza con una ricetta costruita per la tazza calda, e in tazza si vede al primo tentativo.

Si può montare una bevanda vegetale senza lancia a vapore?

Sì. Un frullino elettrico da latte da pochi euro fa un lavoro onesto se la bevanda è già stata scaldata, e in mancanza di tutto si scalda in un pentolino, si versa in un barattolo chiuso, si scuote una ventina di secondi e si batte il fondo sul piano per chiudere le bolle più grosse.

Il latte, comunque lo scegli, è solo metà del cappuccino: l'altra metà è il caffè che ci sta sotto, e su come si sceglie abbiamo scritto quale specialty funziona in un cappuccino. Noi tostiamo ad Albenga con la tostatrice a vista, e ci interessa che tutte e due le metà siano all'altezza.

Le quattro bevande vegetali barista sullo shop: da lì scegli la tua e la provi sul caffè che bevi tutte le mattine.