In Italia il caffè non si coltiva. In Europa sì, e per vederlo non serve attraversare un oceano: basta arrivare a Gran Canaria, isola spagnola in mezzo all'Atlantico e territorio dell'Unione europea a tutti gli effetti, dove il caffè cresce da generazioni su terreni grandi come un orto.
Ci siamo arrivati nel 2022, per un viaggio di compleanno, e ne siamo tornati con due caffè che oggi tostiamo ad Albenga. Questa è la storia di come ci siamo finiti dentro, di chi abbiamo incontrato e di cosa succede quando fra la pianta e la tazza restano pochissime mani.
Ci sono piantagioni di caffè in Italia?
La risposta breve è no, e quella lunga è più interessante. La pianta del caffè chiede calore costante, umidità e nessuna gelata, e l'inverno italiano la ferma sul nascere: le piante che vedi sopravvivere in una serra o in un giardino botanico restano esemplari da guardare, lontane da qualunque cosa somigli a un raccolto.
L'Europa però il caffè lo coltiva davvero, e lo fa alle Canarie. Su Gran Canaria si coltiva nella valle di Agaete, al nord, dove qualche piccola azienda agricola porta avanti la tradizione e apre le porte ai visitatori, e su qualche terreno sparso al sud che quasi nessuno conosce. Sono coltivazioni minuscole, familiari, che in nessuna statistica di produzione mondiale lasceranno mai un segno, ed è esattamente questo che le rende interessanti.
Un viaggio di compleanno alle Canarie
Era il 2022. Matteo Borea, fondatore di CoffeeStorming, aveva deciso di regalarsi qualcosa di diverso per il suo compleanno: un viaggio in solitaria alle Canarie con una destinazione precisa in testa. Aveva sentito parlare di quelle piccole piantagioni nel nord di Gran Canaria, una cosa rara, quasi impossibile da immaginare per chi il caffè lo associa all'Africa, al Sud America, all'Asia. Voleva vederle con i suoi occhi.
Ha attraversato Lanzarote e Fuerteventura passando dagli specialty coffee segnalati sulle isole, fino a sbarcare al porto di Las Palmas. Da lì, direzione Agaete, dove alcune piccole aziende agricole organizzano visite per i turisti, mostrano le piante e vendono quello che producono. Un'esperienza vera, e per chi lavora nel caffè anche parecchio istruttiva.


"Il mio primo pensiero, visitando quelle piantagioni, è stato: questa è un'opportunità straordinaria per i professionisti del caffè europei. Andare in piantagione senza visto, senza voli intercontinentali, senza costi proibitivi. Andare in Brasile o in Colombia è un'altra cosa, ovviamente, ma questa è un'esperienza reale, concreta, raggiungibile. E in Europa non esiste quasi nient'altro di simile."
La parte più importante del viaggio però doveva ancora arrivare.
La coincidenza che ha cambiato tutto
Finito il giro ad Agaete, Matteo si è spostato verso sud per far visita all'amico di un compaesano ligure, una di quelle connessioni informali che capitano quando si viaggia con curiosità e senza un programma rigido. L'amico, agente immobiliare del posto, gli ha raccontato quasi per caso di aver visitato un terreno per un cliente e di aver notato lì vicino una piantagione di caffè. Era stupito lui per primo, perché non sapeva che il caffè crescesse a Gran Canaria fuori dalle piantagioni turistiche del nord.
Matteo ha chiesto di essere portato lì immediatamente.
"Quando sono arrivato e ho visto quelle piante ho capito subito che era qualcosa di speciale. Non era una piantagione commerciale, non era organizzata per i turisti. Era una famiglia che coltivava caffè per passione, con una cura che si vedeva in ogni dettaglio. Ho conosciuto Suso e sua moglie Pino, la sorella Antonia, che tutti chiamano Nona, e il resto della famiglia. Mi hanno accolto come se ci conoscessimo da sempre. Oggi li considero la mia famiglia canaria."
La finca di Suso: seicento piante trattate come figlie
La finca di Suso e Pino sta nel comune di San Bartolomé de Tirajana, nel sud dell'isola. È un terreno piccolo, leggermente in discesa, con un'ombra naturale creata dagli alberi di papaya che crescono accanto al caffè e lo riparano dal sole diretto. Circa seicento piante di arabica varietà Caturra, coltivate senza nessun prodotto chimico e con solo fertilizzante naturale: una produzione ridottissima, senza certificazioni nel senso industriale del termine, tenuta con una dedizione che molte aziende strutturate faticano a raggiungere.

Suso e Pino coltivano anche altro: papaya, avocado, arance, banane, qualche frutto tropicale locale che finisce nei mercatini del paese. Il caffè è la parte più piccola e più preziosa di quello che fanno, una passione diventata qualcos'altro quando ha incontrato qualcuno capace di valorizzarla.
Da quell'incontro è nata una collaborazione che dura ancora. Matteo oggi vive a Gran Canaria e in piantagione ci va di continuo: partecipa alla raccolta, lavora insieme a Suso sulla lavorazione dei lotti, sceglie quello che vale la pena portare in Italia. Fra la pianta e la tostatrice ci sono una famiglia, qualcuno che raccoglie insieme a loro e un volo di ritorno con i sacchi di verde al seguito. Nessun importatore, nessuna catena logistica in mezzo.


Il caffè poi arriva ad Albenga, dove lo tostiamo sulla nostra Giesen da sei chili, davanti a chiunque entri. Da quel lavoro è nato il Gran Canaria Alt Zero, che porta nel nome l'altitudine zero a cui si trova parte di quel terreno: pera, mela invernale, agrumi, un profilo che nel nostro catalogo non somiglia a nessun altro. Come è andata la presentazione del primo lotto, e che punteggio ha ottenuto, lo abbiamo raccontato in un articolo a parte.
Oliver, Dani e la valle di Guia
La storia non finisce con Suso. Come succede quando si entra in una comunità con curiosità vera, un incontro apre la porta al successivo.
Suso ha presentato Matteo a Oliver, un agricoltore della zona di Guia, al nord dell'isola, che coltiva soprattutto banane ma tiene una parte del terreno a caffè e lo vende localmente con il marchio Café Lupita. Un altro produttore lontano dagli schemi convenzionali, con una materia prima interessante e una storia da raccontare.

Oliver ha poi presentato Dani: un ragazzo giovane, nessuna struttura aziendale, nessun piano industriale, solo un centinaio di piante di Caturra coltivate per passione su un piccolo terreno nella valle di Guia, sulla collina di Atalaya. Piccoli lotti di Caturra black honey, lavorati con cura artigianale e venduti nel mercato locale senza nessuna visibilità.
"Quando ho assaggiato il caffè di Dani ho capito subito che doveva arrivare ad Albenga. C'era qualcosa in quella tazza che non si costruisce, si trova. Hoya de Pineda è il nome della collina dove crescono quelle piante. Era giusto che fosse anche il nome del caffè."
Da quel terreno è nato il Gran Canaria Hoya de Pineda: tropicale, rotondo, solare, con una dolcezza intensa e note di mango e miele scuro in un corpo avvolgente. Lotti piccoli, a volte piccolissimi, che arrivano in Italia portati a mano.
Perché questa storia conta
La tracciabilità, nel caffè, è spesso una parola stampata su un sacchetto senza granché dietro. Qui succede il contrario, nel senso più letterale che ci venga in mente: di questo caffè sappiamo da dove viene, e sappiamo anche chi lo ha raccolto, con quali mani, in quale stagione, su quale terreno.
E poi c'è la cosa più rara di tutte: la prova che il caffè buono cresce anche vicino. Cresce qui, in Europa, su un'isola che si raggiunge in poche ore, coltivato da famiglie che di specialty coffee non avevano mai sentito parlare e che trattano le loro piante con una cura che qualsiasi tostatore del mondo riconoscerebbe al primo sguardo.
"Quello che mi ha colpito di più, fin dal primo giorno, è stata la naturalezza con cui Suso e la sua famiglia si prendono cura di ogni pianta. Non è una questione di protocolli o certificazioni. È rispetto per la terra e per quello che produce. È la stessa cosa che cerchiamo di fare noi con il caffè che tostiamo."
Viaggi in piantagione per chi lavora nel caffè
La storia di Gran Canaria è ancora aperta. Stiamo lavorando per organizzare viaggi in piantagione destinati ai professionisti europei del caffè, baristi, tostatori e titolari di locali che vogliono vedere la coltivazione da vicino senza attraversare un oceano: seminari, raccolta, lavorazione e degustazione sul posto, con le persone che quel caffè lo fanno crescere.
Se lavori nel settore e l'idea ti interessa, scrivici: il progetto è in costruzione, i posti saranno pochi e la lista di chi vuole saperne di più è già aperta.
Che sapore ha un caffè coltivato in Europa
Da una collina di Gran Canaria alla nostra tostatrice il viaggio è corto e le mani sono poche, e in tazza questo si sente: c'è la frutta matura di un raccolto colto al momento giusto, e la pulizia di un lotto piccolo abbastanza da poter essere selezionato chicco per chicco.
Se vuoi capire di cosa stiamo parlando, comincia dall'Alt Zero: pera, mela invernale, cedro, e un caffè cresciuto a zero metri sul livello del mare. Buona degustazione, coffee lover!