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Ci sono storie che non si pianificano. Che nascono da una deviazione, da una coincidenza, da una conversazione con uno sconosciuto che ti dice una cosa e tu pensi: devo vedere. Questa è una di quelle storie. Ed è anche la storia di come due dei caffè più insoliti del nostro catalogo sono arrivati da un’isola nell’Atlantico a poche ore di volo dall’Italia.
Un viaggio di compleanno che è diventato qualcos’altro
Era il 2022. Matteo Borea, fondatore di CoffeeStorming, aveva deciso di regalarsi qualcosa di diverso per il suo compleanno: un viaggio in solitaria alle Isole Canarie, con una destinazione precisa in testa. Aveva sentito di alcune piccole piantagioni di caffè nel nord di Gran Canaria — una cosa rara, quasi impossibile da immaginare per chi associa il caffè all’Africa, al Sud America, all’Asia. Voleva vederle con i propri occhi.
Ha attraversato Lanzarote e Fuerteventura visitando gli specialty coffee segnalati sulle isole, fino a sbarcare al porto di Las Palmas. Da lì, direzione Agaete, nel nord dell’isola, dove alcune piccole aziende agricole organizzano visite per i turisti, mostrano le loro piante, vendono i loro prodotti. Un’esperienza autentica, preziosa — soprattutto per chi lavora nel settore.
"Il mio primo pensiero visitando quelle piantagioni è stato: questa è un’opportunità straordinaria per i professionisti del caffè europei. Andare in piantagione senza visto, senza voli intercontinentali, senza costi proibitivi. Non è la stessa cosa di andare in Brasile o in Colombia, ovviamente, ma è un’esperienza reale, concreta, accessibile. E in Europa non esiste quasi nient’altro di simile."
Ma la parte più importante del viaggio non era ancora arrivata.
La coincidenza che ha cambiato tutto
Finito il giro ad Agaete, Matteo si è spostato verso sud per far visita a un amico di un compaesano ligure — una di quelle connessioni informali che capitano quando si viaggia con curiosità e senza un programma rigido. L’amico, un agente immobiliare locale, gli ha raccontato quasi per caso di aver visitato un terreno per un cliente, vicino al quale aveva notato una piantagione di caffè. Era stupito — non sapeva che il caffè crescesse a Gran Canaria al di fuori delle piantagioni turistiche del nord.
Matteo ha chiesto di essere portato lì immediatamente.
"Quando sono arrivato e ho visto quelle piante ho capito subito che era qualcosa di speciale. Non era una piantagione commerciale, non era organizzata per i turisti. Era una famiglia che coltivava caffè per passione, con una cura che si vedeva in ogni dettaglio. Ho conosciuto Suso e sua moglie Pino, la sorella Antonia — che tutti chiamano Nona — e il resto della famiglia. Mi hanno accolto come se ci conoscessimo da sempre. Oggi li considero la mia famiglia canaria."
La finca di San Bartolomé: 600 piante trattate come figlie
La finca di Suso e Pino si trova nel comune di San Bartolomé de Tirajana, nel sud di Gran Canaria. È un terreno piccolo, leggermente in discesa, con una struttura ombreggiante naturale creata dagli alberi di papaya che crescono accanto alle piante di caffè proteggendole dai raggi diretti del sole. Circa 600 piante di Arabica varietà Caturra, coltivate senza nessun prodotto chimico, con solo fertilizzante naturale. Una produzione ridottissima, non certificata nel senso industriale del termine, ma gestita con una dedizione e un’attenzione che molte aziende strutturate faticano a raggiungere.
Suso e Pino producono anche altri frutti — papaya, avocado, arance, banane, alcuni frutti tropicali locali — che vendono nei mercatini del paese. Il caffè è una parte piccola ma preziosa di quello che fanno. Non è un business. È una passione che si è trasformata in qualcosa di più quando ha incontrato qualcuno capace di valorizzarla.
Da quell’incontro è nata una collaborazione che dura tuttora. Matteo vive a Gran Canaria — l’isola è diventata il suo paese di residenza — e va in piantagione regolarmente. Partecipa alla raccolta, lavora insieme a Suso sulla lavorazione dei lotti, seleziona quello che vale la pena portare in Italia. È lui che trasporta i sacchi. Non c’è intermediario, non c’è importatore, non c’è catena logistica. C’è una persona che raccoglie il caffè insieme alla famiglia che lo coltiva e lo porta ad Albenga per tostarlo.
Dal lavoro con Suso e Pino è nato il nostro Gran Canaria Alt Zero — un caffè che porta il nome dell’altitudine zero a cui si trova parte del terreno, un profilo unico che non assomiglia a nessun altro nel nostro catalogo.
Oliver, Dani e la Valle di Guia
La storia non finisce con Suso. Come spesso accade quando si entra in una comunità con curiosità genuina, un incontro apre la porta al successivo.
Suso ha presentato Matteo a Oliver, un agricoltore della zona di Guia nel nord dell’isola, che coltiva principalmente banane ma dedica una parte del suo terreno al caffè, venduto localmente con il marchio Café Lupita. Un altro produttore non professionale nel senso convenzionale — ma con materia prima interessante e una storia da raccontare.
Oliver ha poi presentato Dani. Un ragazzo giovane, nessuna struttura aziendale, nessun piano industriale — solo un centinaio di piante di Caturra coltivate per passione su un piccolo terreno nella Valle di Guia, sulla collina di Atalaya. Piccoli lotti di Caturra black honey, lavorati con cura artigianale, venduti nel mercato locale senza grande visibilità.
"Quando ho assaggiato il caffè di Dani ho capito subito che doveva arrivare ad Albenga. C’era qualcosa in quella tazza che non si costruisce — si trova. Hoya de Pineda è il nome della collina dove crescono quelle piante. Era giusto che fosse anche il nome del caffè."
Da quel terreno è nato il nostro Gran Canaria Hoya de Pineda — lotti piccoli, a volte piccolissimi, che arrivano in Italia portati a mano e vengono tostati su un Giesen 6kg ad Albenga.
Perché questa storia conta
In un mondo in cui la tracciabilità è spesso un claim marketing — una parola stampata su un sacchetto senza nulla di concreto dietro — questa storia è la cosa opposta. È tracciabilità nel senso più letterale possibile: sapere non solo da dove viene il caffè, ma chi lo ha raccolto, con quali mani, in quale stagione, su quale terreno.
È anche qualcosa di più raro: la prova che il caffè di qualità non cresce solo lontano. Cresce anche qui, in Europa, su un’isola raggiungibile in due ore di volo, coltivato da famiglie che non hanno mai sentito parlare di specialty coffee ma che trattano le loro piante con una cura che qualsiasi tostatore del mondo riconoscerebbe immediatamente.
"Quello che mi ha colpito di più, fin dal primo giorno, è stata la naturalezza con cui Suso e la sua famiglia si prendono cura di ogni pianta. Non è una questione di protocolli o certificazioni. È rispetto per la terra e per quello che produce. È la stessa cosa che cerchiamo di fare noi con il caffè che tostiamo."
Quello che stiamo costruendo
La storia di Gran Canaria non è chiusa — è in evoluzione. Stiamo lavorando per organizzare viaggi esperienziali in piantagione destinati ai professionisti europei del caffè: baristi, tostatori, titolari di locali che vogliono vivere un’esperienza diretta con la coltivazione senza attraversare oceani. Seminari, raccolta, lavorazione, degustazione sul posto. Un modo per portare la comunità specialty europea a toccare con mano qualcosa che cresce a poca distanza da casa.
Se sei un professionista del settore e questa idea ti interessa, scrivici. È ancora un progetto in costruzione, ma i posti saranno limitati e la lista di chi vuole saperne di più è già aperta.